sabato 10 novembre 2012

Curiosità: quando anche a Bob Noorda bocciavano i lavori..

Chi sia Bob Noorda, per chi si occupa di grafica e comunicazione visiva, è ben noto. Per chi invece si occupa di altro riassumo brevemente  il suo profilo.

Boob Noorda (1927-2010) è considerato un maestro indiscusso della grafica italiana. Nato ad Amsterdam negli anni 50 si trasferì a Milano e qui ha operato come designer per le più importanti aziende locali e nazionali realizzando tantissimi marchi e loghi ancora oggi famosi e ancora oggi esistenti.
Qualche esempio?


Marchio Enel di Bob Noorda

Altri marchi realizzati da Bob Noorda


È lui ad aver disegnato il marchio e l’immagine coordinata della Feltrinelli. È suo il marchio Mondadori, dell’Enel, della Regione Lombardia, del Touring Club, per citare solo qualche progetto. E ancora suo l’intero sistema visivo della Coop e il restyling di quello dell’Agip con immagine coordinata al seguito.

Ed è suo il marchio della Metropolitana. La famosa M


Ed è proprio di lei che oggi vi voglio raccontare.

Perché il marchio che tutti oggi conosciamo non è il marchio che il grande Noorda presentò come prima proposta alla commissione deputata alla scelta della proposta grafica...

Siamo nel 1964 e a Bob Noorda venne richiesto di progettare sia il logo che la segnaletica della metropolitana milanese (la linea M1 verrà inaugurata proprio quell'anno). 
Il progetto risultò subito interessante al designer perché la metropolitana era tutta in cemento ma non aveva alcun segno. Era stato studiato il flusso dei passeggeri ma mancava ogni sorta di indicazione. Ciò permise a Noorda e all'architetto Albini che lo aveva chiamato per questo progetto, di studiare una segnaletica che diventerà rivoluzionaria e che sarà applicata anche in altre metropolitane (come New York e San Paolo curate dallo stesso Noorda): si tratta della fascia continua colorata con indicate i nomi delle stazioni (Noorda introdurrà una novità che oggi risulta quasi banale: la ripetizione del nome della stazione sulla fascia ogni 5 metri per permettere a chi è sul treno in movimento di vedere dove è arrivato).
Per tale progetto Noorda ideò, ispirandosi all'Helvetica, anche il carattere da utilizzarsi per la segnaletica.

Bob Noorda fotografato all'interno della Metropolitana di Milano

Segnaletica della Metropolitana di Milano progettata da Bob Noorda

Per quanto riguardava il marchio Noorda realizzò una proposta che era assolutamente in linea con tutto il sistema:

Prima proposta di marchio di Bob Noorda per la Metropolitana di Milano


Due "MM"  bianche su fondo rosso - sopra e sotto - ad indicare la Milano città e la Milano metropolitana, con il segno delle lettere che voleva richiamare il corrimano delle stazioni della linea M1.

Questa proposta, come ricorda in un racconto di qualche anno fa lo stesso Noorda, "era piaciuta a tutti tranne che al presidente che lo aveva portato in consiglio di amministrazione, mettendolo ai voti dopo aver dichiarato che a lui non piaceva: naturalmente tutti i consiglieri hanno votato come lui".


La proposta alternativa fu il marchio con le due M affiancate (ma così, anche se restava l'acronimo di Metropolitana Milanese, perdeva tutto il significato che Noorda aveva saputo trasmettere nella prima versione), che poi, a seguito di un restyling, eseguito dallo stesso Noorda divenne una sola. Quella che conosciamo oggi.

Una foto del 1966: l'insegna della metropolitana è con 2 M
marchio e simbolo della metropolitana di Milano, adottato anche a Roma e a Napoli


Il marchio che conosciamo oggi è sicuramente figlio di Noorda: semplice, forte, d'impatto. Ma il suo significato è nulla rispetto a quello della prima versione...



Nota a margine: spesso e purtroppo chi si occupa di realizzare i restyling non tiene conto dello studio e della progettualità che hanno caratterizzato certi lavori. Vi invito a leggere questo articolo di qualche anno fa tratto dal blog "Gio Fuga Type".



Scritto da: Livia Ruggeri
consulente di comunicazione, grafica e web designer
Fonti: Corrieredellasera.it, blog Gio Fuga Type,  Graficamente n. 6 e 71

mercoledì 22 agosto 2012

Uno sguardo sui marchi delle olimpiadi passate e non solo

Sono trascorse solo poche settimane dal termine dell'olimpiade di Londra e non c'è niente da fare... oltre al ricordo indelebile del successo della scherma italiana e dei record di Bolt, quello che proprio non riesco a togliermi dalla mente è il marchio di questa olimpiade.... veramente brutto! 
Mi consola il fatto che non sono l'unica a pensarlo, anzi! Accesi dibattiti tra esperti del settore hanno animato pagine e pagine di forum per esprimere il loro disappunto su quel segno grafico, scoprendo che non ero l'unica a non aver inteso che quelle quattro sagome rappresentavano un "2012" (ero più orientata alla mappa geografica dei luoghi dove si sarebbero svolti i giochi...).

Il marchio, ideato da Wolff Olins e costato 400.000 sterline, presenta la bandiera olimpica inserita nello "0" e la scritta "london" nel primo 2 di "2012". 
 
Marchio olimpiade Londra 2012
Il motivo per cui questo marchio ha suscitato un così acceso dibattito è perché a detta di molti non rispecchia in alcun modo le caratteristiche di un marchio. Se è vero che un marchio deve richiamare alla mente dei significati, deve simboleggiare dei valori, etc... in questo caso proprio non ci siamo....

E in passato? Beh, vi propongo un excursus sui marchi/loghi delle precedenti edizioni e potrete giudicare voi!

Iniziamo col presentare il simbolo per eccellenza delle olimpiadi, i 5 cerchi della bandiera olimpica:

la bandiera olimpica con i cinque cerchi

La bandiera olimpica, che viene issata ad ogni edizione dei Giochi a partire dal 1920  raffigura cinque anelli, di diverso colore, intrecciati in campo bianco. Gli anelli sono cinque come i continenti: Europa, Asia, Africa, Oceania e America e l'intreccio degli anelli rappresenta l'universalità dello spirito olimpico.
I colori scelti per i cinque cerchi (blu, giallo, nero, verde e rosso) con il bianco dello sfondo, erano i color presenti nelle bandiere di tutte le nazioni del mondo quando furono scelti. La combinazione dei colori simboleggia quindi tutti i Paesi, anche se c'è chi dice che il colore di ogni cerchio stia a rappresentare un determinato continente.



Marchio Olimpiade Pechino 2008
marchio olimpiade Pechino 2008
Il marchio delle Olimpiadi 2008 è stato soprannominato anche “Dancing Beijing“, che potrebbe essere tradotto in “Pechino danzante”.
Il simbolo rosso che caratterizza il logo rappresenta una figura umana che danza e corre.  Vuole essere l’invito della Cina al mondo intero a partecipare a questo evento sportivo. 
Per sviluppare la figura umana è stato utilizzato il carattere “Jing” ; le stesse curve possono però anche rappresentare anche le contorsioni del dragone cinese: le braccia aperte della figura simboleggiano l’ospitalità e l’apertura di Pechino verso il mondo.
Il colore rosso completa il logo: il rosso è il colore carico di significati per la cultura cinese e dona maggiore intensità al simbolo.
Sotto il simbolo è stato posizionato la scritta “Beijing 2008″ e i cerchi olimpici.
Nel suo complesso questo logo comunica passione ed entusiasmo in maniera forte ed elegante.  Racchiude in sé forti valori emozionali anche se forse sono troppo legati alla cultura orientale e poco comprensibili a quella occidentale.

Marchio Olimpiade Atene 2004
marchio olimpiade Atene 200
Le Olimpiadi 2004 hanno come emblema una corona di ramo di ulivo, nello specifico ulivo di Kotinos, quello utilizzato nell'antichità proprio per premiare gli atleti vincenti. I colori blu e bianco vogliono evocare i colori tipici del paesaggio greco: il blu del mare e il bianco dei villaggi. 
Il riferimento agli antichi giochi olimpici è tanto palese quanto forse un po' scontato.


Marchio Olimpiade Sidney 2000
marchio olimpiade Sidney 2000
E' questo invece un marchio molto iconografico e carico di simboli. L'emblema rappresenta la figura di un atleta che corre e che porta la torcia olimpica: vengono utilizzate forme e colori tipicamente australiani come i boomerang (per rappresentare braccia e gambe dell'atleta) e i colori che richiamano fortemente il paesaggio australiano. Da notare come la scia del fumo della torcia olimpica non sia altro che la silhouette della Sydney Opera House. 
Veramente un bel marchio che coniuga significati legati alla olimpiade con significati legati alla città ospitante i giochi.

Marchio Olimpiade Atlanta 1996
marchio olimpiade Atlanta 1996
Il marchio rappresenta la torcia olimpica: poggia su una colonna tipica dell'antica Grecia dove le scanalature sono date dal numero 100; è infatti il centenario dalle olimpiadi del 1896, anno in cui iniziarono le olimpiadi per come le conosciamo oggi. La fiamma della torcia si trasforma fino a diventare una stella perfetta, un percorso verso la perfezione che ogni atleta vuole perseguire.


Marchio Olimpiade Barcellona 1992
marchio olimpiade Barcellona 1992
Il logo simboleggia un individuo in un atteggiamento dinamico (sembra quasi che salti sui 5 cerchi olimpici), una figura umana in un atteggiamento sportivo.
Il rosso e il giallo sono i colori della Spagna mentre il blu vuole richiamare il Mar Mediterraneo e la "mediterraneità" di Barcellona. 
Anche qui, come per il logo di Sidney 2000 si è cercato di coniugare simbologia cromatica e iconografia visiva.

Marchio Olimpiade Seul 1988
Marchio olimpiade Seul 1988
L'emblema delle Olimpiadi di Seoul richiama, un poco nella forma e soprattutto nei colori, il tradizionale pattern coreano samtaeguk. Ampiamente usato come decorazione nell'artigianato locale, rappresenta due forze, la centripeta e la centrifuga; il moto centripeto rappresenta i popoli del mondo a venire insieme in Corea, a simboleggiare l'armonia in tutto il mondo, mentre il moto centrifugo rappresentato una marcia in avanti, alla ricerca della felicità duratura dell'uomo e la prosperità.


Marchio Olimpiade Los Angeles 1984 e Marchio Olimpiade Mosca 1980

Marchio Olimpade Los Angeles 1984
Marchio Olimpiade Mosca 1980


Questi due marchi li presento insieme. Entrambe le edizioni furono caratterizzate più dalla politica che dallo sport con il boicottaggio di schieramenti opposti che svilirono il significato stesso dei giochi olimpici.

Il marchio di Los Angeles è composto da tre stelle in movimento  (blu, bianca e rossa) disposte orizzontalmente e sbarrate con striature alternate.
La stella è un simbolo universale delle più alte aspirazioni del genere umano, le barre orizzontali vogliono ritrarre la velocità con la quale i concorrenti perseguono l'eccellenza, mentre la ripetizione della forma a stella connota lo spirito di competizione tra forme fisiche ugualmente eccezionali.

Il marchio di Mosca 1980 presenta sopra gli anelli olimpici linee parallele a forma di piramide e di M con una stella a cinque punte che ricorda la bandiera del Cremlino.

C'è chi sostiene che il marchio delle olimpiadi di Los Angeles fosse una risposta a quello di Mosca (da leggersi sempre in tono politico): nel presentare tre stelle invece di una si voleva sottolineare come gli americani le cose le sapessero fare molto più in grande e con più stile.


Marchio Olimpiade Montreal 1976, Olimpiade Monaco 1972, Olimpiade Messico 1968

Anche questi tre marchi li presento insieme perché più di tutti risentono dell'influenza grafica dei loro tempi.

Nel logo di Montreal '76 i cerchi olimpici si allungano a rappresentare sia il podio olimpico sia la M di Montreal.
 
Il logo di Monaco '72 presenta una forma in stile “optical” che sicuramente andava molto di moda negli anni settanta ma è ben lontano dall’essere un logo memorabile (tant'è che quella edizione viene ricordata per ben più altri tristi avvenimenti).

Il logo di Messico '68 offre invece un pregevole gioco di linee che unisce il nome e la data ai cerchi olimpici; all'epoca, ma ancora oggi, questo logo venne considerato rivoluzionario; l'intenzione era quella di far percepire il Messico, considerato ancora un paese arretrato, come un luogo all'avanguardia: per questo i grafici decisero di coniugare lo stile optical del tempo con lo stile tradizionale dell'arte popolare di una popolazione del luogo.

Marchio Olimpiade Tokio 1964 
Marchio Olimpiade Tokio 1964
Tokyo, nella sua semplicità, rappresenta l’essenza stessa del Giappone attraverso il simbolo del Sol Levante. Un logo molto simbolico: in questo periodo infatti storico non si dà particolare importanza all’aspetto sportivo quanto all’affermazione della nazione che ospita i Giochi.

 Marchio Olimpiade Roma 1960
Anche l'edizione di Roma è caratterizzata da un logo che punta più alla rappresentazione della città e non alla manifestazione sportiva, ma il risultato è considerato uno dei meno riusciti. Anzi, c'è chi sostiene che sia uno dei più brutti della storia delle olimpiadi. Il marchio fu ideato in bianco e nero (tant'è che c'è chi lo ha definito "funereo") con un richiamo alla Roma antica forse esagerato.

La riflessione a margine di quest'ultimo marchio (e qui termino) è che Roma un marchio innovativo proprio non riesce ad averlo, sia che si tratti di loghi che promuovono candidature olimpiche, sia che si tratti di loghi a sostegno della città. E' sempre presente un richiamo iconografico alla classicità e se proprio non viene inserita, come minimo abbiamo caratteri tipografici che evocano Giulio Cesare... è un peccato.
Ve ne mostro un po', lascio a voi eventuali commenti.

Marchio per la candidatura di Roma per le olimpiadi del 2004

Marchio per la candidatura di Roma per le olimpiadi del 2020
Proposta di Marchio per Olimpiade di Roma 2020
Marchio vincitore del concorso "Roma in un'immagine".  Risultato molto contestato.


Scritto da: Livia Ruggeri
consulente di comunicazione, grafica e web designer

Fonti: blog.edenexit.com, goodlogo.com, designer blog.it, logopro.it, wikipedia.it, Graficamente n.25










domenica 6 maggio 2012

Riguardo alla professione del grafico


Chi svolge seriamente la professione del grafico alla fine è costretto a fare i conti o con chi ritiene che questo sia un lavoro banale (in fin dei conti si tratta solo di saper fare qualche disegno) o con chi pur non avendone studiata la storia, l’evoluzione, le metodologie e gli strumenti, si sente ugualmente al tuo livello convinto che la grafica non sia altro che saper fare qualche disegno….

Ecco, forse è il caso ogni tanto di ribadire cosa vuol dire Fare Grafica.

Fare Grafica significa COMUNICARE VISIVAMENTE, con immagini, testi, colori, strumenti e materiali i messaggi, le emozioni, gli stati d’animo, etc
Mi direte: ‘ma questo lo fa anche un artista (pittore, scultore, etc)’!
Sì, ma non è proprio la stessa cosa perché l’artista crea per se stesso e non è quindi tenuto a rendere la sua opera comprensibile e funzionale; il grafico invece ha il compito di tradurre visivamente il messaggio che un mittente vuole rivolgere a un destinatario. La sua comprensione e funzionalità non è dunque facoltativa ma doverosa!!

Ecco perché il grafico, quando affronta un qualsiasi progetto, ne STUDIA il messaggio da comunicare (istituzionale, pubblicitario, sociale, allegro, serioso, drammatico, spiritoso, etc), il target a cui è destinato (di massa o di nicchia, di settore o generico, giovane o anziano, femminile o maschile, locale o internazionale, etc.), il canale con cui verrà inviato (cartaceo, web, televisivo, radiofonico, etc) e gli strumenti più opportuni da utilizzare (colori, lettering, immagini, leggi gestaltiche, supporti, etc), al fine da renderlo facilmente comprensibile al suo destinatario. E nel fare ciò avrà una visione più ampia in modo da garantire al progetto facili declinazioni in future applicazioni.
Per fare un esempio banale: difficilmente un grafico professionista progetterà un marchio di un’azienda in formato immagine (in jpg , png o gif) perché dall’azienda committente ne è stata richiesta la realizzazione in funzione di un nuovo sito internet. 
Il grafico professionista, sapendo bene che un marchio realizzato come immagine non potrà essere utilizzato che sul Web perché non ingrandibile oltre una data misura, lo progetterà prima in formato vettoriale (in modo tale che possa essere ingrandito anche a 1 km senza comprometterne la leggibilità) e poi ne salverà una versione in formato immagine per l’utilizzo sul Web.

Il grafico professionista può applicare le sue conoscenze in moltissimi campi, dalla grafica editoriale, alla grafica pubblicitaria, alla grafica ambientale, alla grafica sociale e di pubblica utilità; può occuparsi di packaging, branding, infografica, web, newmedia, moda, e molto altro ancora!


Insomma, Fare Grafica è molto più interessante, intrigante, coinvolgente, stressante e appagante che fare un semplice disegno, credetemi!

Scritto da: Livia Ruggeri
consulente di comunicazione, grafica e web designer

domenica 15 aprile 2012

Forse non tutti sanno che... esiste Google SketchUp


E’ giunto all’8va versione il software gratuito di Google per disegnare in 3D. Per tutti gli appassionati del disegno tecnico, per architetti in erba, ingegneri dilettanti o grafici allo sbaraglio, è un programma che facilmente permette di costruire città, edifici, macchine, utensili di qualsiasi genere, e tutto ciò che la fantasia ci suggerisce!!
Schermata di apertura di Google SketchUp

E’ un programma firmato Google, quindi va da sé che sia semplice e intuitivo, con moltissime risorse disponibili. Il programma, anche in lingua italiana, è facilmente scaricabile dal sito: Google SketchUp .
Una volta entrati nel programma abbiamo subito l’opportunità di scegliere un template, di visionare i video tutorial, di scoprirne i trucchi e le scorciatoie, di scaricarne la guida e di leggere il blog specifico.
Tanti sono gli strumenti per disegnare qualsiasi oggetto e una galleria di immagini 3D è a nostra disposizione per completare la nostra opera!
I disegni realizzati sono inoltre esportabili come immagini nei comuni formati (jpeg o tiff) e nelle risoluzioni che decidiamo, quindi facilmente integrabili con il nostro lavoro, qualsiasi esso sia.
Insomma uno strumento veramente interessante da usare!

sabato 10 marzo 2012

L’importanza di avere un browser sempre aggiornato.


Si è sempre più connessi a internet: per lavoro, per svago… Lo usiamo oramai per tutto, per trovare un volo aereo, per prenotare un albergo, per acquistare libri o per fare un bonifico bancario ed è quindi assolutamente importante avere certezza del grado di sicurezza che il nostro browser (programma che ci permette di entrare nella rete) può offrirci.
In ambito informatico il tema della sicurezza è molto importante: i nostri dati (sensibili o no) possono essere oggetto di attacchi hacker, possono essere a noi rubati e utilizzati a nostra insaputa, con conseguenti brutte sorprese… I browser compiono un lavoro continuo di aggiornamento per ostacolare e combattere tutte le novità che gli hacker mettono in atto al fine di trafugare i nostri file e dati.
Per questo è quindi d’importanza cruciale avere il browser sempre aggiornato all’ultima versione. Ma come sapere se lo è? In questo ci viene in aiuto il sito web: http://www.browseraggiornato.it/, un sito che nasce proprio con l’intento di promuovere la cultura informatica e la sicurezza nel web.
Una volta entrati nel sito, siamo subito informati del livello di aggiornamento del nostro browser. Nel caso non lo fosse, è possibile scaricarne l’aggiornamento.
Inoltre sono mostrate le ultime versioni rilasciate dai browser, ne viene data una chiara panoramica mettendoli a confronto, e, soprattutto, vengono dati consigli su come generare le password e un elenco di tutti i pericoli che può nascondere il web.
Una risorsa dunque utile e importante che v’invito a usufruire!

mercoledì 18 gennaio 2012

Purismi grafici... Si dice carattere o font? Obliquo o corsivo?


Spesso, anche dagli addetti ai lavori del mondo della grafica alcuni termini vengono utilizzati impropriamente. Vediamo nel dettaglio:
Per CARATTERE s’intende il segno grafico che, nelle sue molteplici rappresentazioni, dà visibilità alla parola e alla comunicazione tutta.
Generalmente si parla di carattere mobile perché mobili sono stati i caratteri inventati da Gutenberg che hanno rivoluzionato il mondo della tipografia. 
Caratteri tipografici sono ad esempio l’Helvetica, il Bodoni, il Times New Roman, il Futura, il Garamond, etc etc…;
Ogni carattere tipografico appartiene a una famiglia al cui interno è possibile trovare il book o Regular (versione del carattere studiata per la composizione di testi molto lunghi); il bold che è il neretto/grassetto del carattere, nato per le titolazioni, il light, che presenta spessori di linea molto sottili per testi brevi e infine il corsivo (o italico) che nasce per simulare la scrittura corsiva a mano e presenta spesso grazie di transizione come collegamento tra le lettere. 

Caratteri tipografici: gli stili
In verità molti dei caratteri conosciuti non hanno un vero e proprio stile corsivo, ma adottano uno stile obliquo, ossia sono inclinati artificialmente: l’inclinazione viene ottenuta eseguendo una trasformazione di distorsione sui caratteri dello stile Regular; è cosi per la maggior parte dei caratteri Sans Serif (senza grazie, o bastoni) come l’Arial, l’Helvetica, l’ITC Avantgarde o anche il Franklin Ghotic e non dei caratteri Serif (con grazie) come il Times, il Bodoni, il Garamond, etc.
Ciò può dipendere anche dal fatto che nei caratteri con grazie - molto più antichi di quelli senza grazie e derivati tutti dal lapidario romano, il corsivo non è altro che la rappresentazione dell’evoluzione dello stesso per un uso più amichevole, confidenziale e veloce (si ricordino a tal proposito gli Amanuensi!).

Per FONT invece s’intende il file elettronico che permette la visualizzazione del carattere tipografico sul computer.  Può essere di diversi formati come opentype, truetype, postscript.
Di questi il più recente è l’opentype, sviluppato da Microsoft Corporation© e successivamente anche da Adobe Systems© tra il 1996 e il 2002 e concepito come successore dei formati precedenti: il TrueType e il PostScript Type 1.
I font opentype hanno molte caratteristiche rilevanti che vanno maggiormente incontro a una comunicazione globale:
  • si possono utilizzare per qualsiasi lingua o per più lingue allo stesso tempo;
  • possono contenere caratteristiche tipografiche avanzate, che permettono un corretto trattamento tipografico dei linguaggi complessi che non utilizzano i caratteri romani.
  • i documenti che utilizzano questi font sono indipendenti dalla piattaforma (cross-platform) e possono essere utilizzati sia su sistemi Macintosh© che Windows©;
  • ogni font OpenType può avere fino a 65 536 glifi (unione grafica di più lettere).

....solo per chiarezza! :-)


fonti: Wikipedia, Amanuense.it
Scritto da: Livia Ruggeri
consulente di comunicazione, grafica e web designer